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sabato 7 marzo 2020

Pandemic bonds: il senso per la semantica del capitalismo ultrafinanziario





E’ pandemia, salgono i Paesi in cui viene dichiarato lo stato di emergenza, oltre 100 mila le persone contaminate da Coronavirus, 3.500 morti, in Italia, ospedali al collasso, si discute su chi meriti o meno di essere curato, la Regione Lombardia è chiusa, nessuno può entrare o uscire, ma il WHO non fa scattare lo status di epidemia a quello di pandemia. “Visti i numeri ed i tentativi di contenimento del virus ancora non  sarebbe  necessario dichiarare lo stato di pandemia”[1].
La disciplina richiesta per rispondere all’emergenza, comporta un allarme economico, sociale, politico che si affianca a quello sanitario. A causa delle misure restrittive, dell'interruzione delle richieste di prodotti italiani all'estero, si parla già di una crisi economica globale dagli effetti superiori rispetto a quella del 2008 e si avverte di affrontare questo tipo di evento così come si risponderebbe in caso di attacco bellico. Ma se qualcuno perde, altri, come si è visto, riescono a cavalcare l’onda vertiginosa del rischio.


Le attività generate dalla finanza globale superano l'economia reale


Per il magnate Warren Buffet[2], amministratore delegato e presidente della holding statunitense Berkshire Hathaway e terzo uomo più ricco del mondo nel 2019,  le crisi sono motivo di guadagno e suggerisce agli investitori di restare pronti e fiduciosi nella capacità delle società di generare profitti e di evitare di vendere azioni: i ritorni si vedranno nei prossimi 10-20 anni e dovrebbero approfittare di queste ‘opportunità’.
Si tratta di opportunità offerte nel 2017 dalla Banca Mondiale la quale ha creato un meccanismo assicurativo con l’obiettivo dichiarato di aiutare alcuni dei paesi più in difficoltà in caso di pandemia trasferendo al settore finanziario i rischi economici generati da una crisi virale, riuscendo a muovere ingenti capitali svincolati dai macchinosi negoziati politici internazionali richiesti in questi casi. L’idea è arrivata in seguito alla diffusione di Ebola in Africa tra il 2014 e il 2016. Nel febbraio dello scorso anno sono stati sbloccati circa 20 milioni di dollari a beneficio del Congo seguiti ad agosto da altri 30 milioni. Ma i grafici dimostrano che il fondo è stato molto più utile a banchieri e investitori[3]
Funziona come un’assicurazione: chi acquista titoli, guadagna interessi e premi annuali finchè non vi è pandemia. Nel caso in cui si verifichi un focolaio, invece, si restituisce in parte o in toto quanto investito in un Fondo bancario pensato appositamente. Esistono due tipi di obbligazioni: la più redditizia (Classe A) vale 225 milioni di dollari, ha un tasso del 6,9% e viene pagato con cedole mensili; copre una vasta gamma di pandemie, dai coronavirus all’ebola alla febbre emorragica. E’ redditizia anche perché le condizioni per innescare il rimborso sono facili da soddisfare. Poi vi è un secondo bond (Classe B) riguardante le potenziali ipotesi che potrebbero verificarsi in caso di coronavirus. Vale 95 milioni di dollari e ha un tasso dell’11%. Anche questo prevede ricompense con cedole mensili. Malgrado la dichiarazione di buone intenzioni, il Fondo ha collezionato critiche eminenti. Ad esempio quelle di Larry Summers, ex capo economista della Banca Mondiale nonché segretario del tesoro durante il governo Clinton che nell’aprile del 2019 le ha definite un ‘errore imbarazzante’. O quelle di Olga Jones, ricercatrice presso l'Harvard Global Health Institute, ex consigliere economico della Banca mondiale e tra i più critici detrattori dei Pandemic Bond la quale sostiene che siano un modo per giocare d’azzardo con i soldi dei contribuenti scommettendo sulla probabilità che si verifichino terribili circostanze[4]. Gli investitori attingono, infatti, a fondi pensione e attraggono gli specialisti in assicurazioni legate ad eventi catastrofici. Sono stati i primi a cogliere entusiasticamente le prospettive di questi strumenti finanziari e, in poco tempo, la Banca Mondiale ha rastrellato 330 milioni di dollari pari a 303 milioni di euro.
Ma l’intero impianto architettato suggerisce che il sistema sia stato pensato non tanto a scopi umanitari e per salvaguardare popolazioni al collasso in caso di emergenze sanitarie, quanto per salvaguardare il famelico portafogli degli investitori. Dalle 386 pagine in cui viene spiegato il meccanismo dei pandemic bond, infatti, si comprende che le condizioni affinchè scatti l’erogazione dei fondi ai paesi che ne hanno bisogno sono tali per cui avvengono troppo tardi e in maniera insufficiente ad uscire dall'emergenza. Una delle condizioni affinchè il meccanismo entri in vigore, infatti, è che trascorrano 12 settimane dall’inizio dell’epidemia, che 250 persone muoiano nel paese in cui è iniziato il focolaio (e questo punto appare ampiamente soddisfatto) e almeno 200 in un secondo paese.


Figura 1 - Diffusione mondiale dei contagi al 5 febbraio 2020[5]

Inoltre, anche là dove questa eventualità si verifichi, dovrebbero passare 84 giorni dal primo rapporto dell’OMS prima che i fondi vengano trasferiti. Stando al caso del coronavirus, nota Sébastian Seibt per France24[6], il primo rapporto dell’OMS è stato pubblicato il 21 gennaio, ma si è ben guardato dal pronunciare la parola ‘pandemia’. Il funzionario Michael Ryan chiede attenzione alla semantica: l’uso ufficiale della parola ‘pandemia’ da parte del WHO[7] potrebbe spingere i governi a prendere decisioni avventate. E’ preferibile definire la faccenda come ‘diffusione mondiale di una nuova malattia’[8]




Se la situazione non fosse drammatica e dolorosa si potrebbe fare dell’ironia. Ma suonerebbe di cattivo gusto, almeno quanto appare disgustoso chi sta scommettendo su quante persone e dove miete la Nera Signora. Invece continuare a cincischiare e sottilizzare sui termini consente alla Banca Mondiale di trattenere i 320milioni di dollari dei pandemic bond. Che scadono il 15 luglio e le cui cedole vengono pagate ogni 15 del mese. La prossima cedola verrà pagata il 15 marzo.
A questo punto ci si potrebbe fare attraversare dal dubbio che l’inutilità del sistema pensato dalla BM per rispondere in maniera smart a delle emergenze sanitarie copra l’intento di assicurare, invece, che gli investitori ricevano lauti guadagni grazie ai generosi tassi di interesse che raggiungono addirittura il 10% per chi detiene titoli in entrambe le tipologie di bond.
L'intero schema è impostato per ridurre al minimo la probabilità di pagamento[9] . Se fosse dichiarata la pandemia dal WHO entro gli anni della durata del titolo, invece, i detentori del titolo perderebbero tutto, ad eccezione delle cedole incassate[10].
Lo strumento viene innescato quando un'epidemia sta per andare fuori controllo o è già fuori controllo. Troppo poco e troppo tardi. Intanto la crisi politica, economica e sociale ha avuto modo di dilagare.

Sono state stabilite 'zone rosse' da cui non è possibile uscire. Un 'fuggitivo' è stato trovato in Toscana e denunciato.















Ad oggi i pandemic bond hanno perso metà del loro valore iniziale a causa della deflagrazione dell’epidemia di Coronavirus a Wuhan.  Ma chi gioca d’azzardo sa che oggi si può perdere ma domani si può guadagnare il doppio. Chi sa cosa abbiano in mente: le vie della finanza creativa sono infinite.
Certo che, per quanto riguarda l’Europa, appare curioso che il primo caso sia stato registrato in Germania il 24 gennaio 2020, come da un report di medici tedeschi al New England Journal of Medicine [11], mentre il primo caso registrato in Italia risale al 21 febbraio, quasi ad un mese di distanza. Sebbene oggi venga divulgata la notizia secondo cui il virus fosse presente anche in Italia già da gennaio, ci vuole abilità a non riconoscere che i primi casi sono avvenuti nella Mitteleuropa, appunto, ma solo da noi ha generato un crescendo di misure politiche drammatiche e urgenti che hanno messo in ginocchio la testa finanziaria del Paese, provocando un isolamento senza precedenti nella storia, praticamente un autoembargo.
Come anche si ricorderà, malgrado la sovrapposizione e il turbinio di notizie, che l’ultimo volo partito da Wuhan appena prima che la città fosse completamente isolata, fosse diretto a Fiumicino, dove è arrivato alle 5 del mattino del 23 gennaio. In pratica la città di Wuhan è stata isolata mentre l’aereo era in volo e l’aereo è atterrato quando già si conosceva la gravità della situazione e l’isolamento di Wuhan[12]
Tutto sotto controllo, secondo le cronache.
Ma poi è stato proprio da qui, dall’Italia, che sono stati registrati più casi di Coronavirus o Covid-19. Conseguenza: militarizzazione di territori, misure di emergenza, medici richiamati dalla pensione, controlli per risalire ai movimenti di chi ha contratto il virus anche se 'asintomatico'. Certo, non poteva sbarcare in un posto migliore, in Europa.
 L’Italia, infatti, è stata scelta dal WHO come l’unico paese partner europeo insieme al Portogallo, a sperimentare un programma di azioni della Global Health Security Agenda (GHSA)[13], una partnership che raggruppa 50 entità tra Paesi, organizzazioni internazionali e non governative. 
Creato nel 2014 con l’obiettivo di aiutare i paesi a migliorare la propria capacità di affrontare malattie infettive per il bene della sicurezza globale. Un incarico prestigioso per la stampa, che così definisce la nostra adesione ad un programma pensato per popolazioni marginalizzate in risposta alle minacce imposte dalle nuove malattie. 
Il nostro Paese fa parte del Livello 4, orientato a Prevenzione e Immunità, dove le parole chiave sono Prevent, Detect, Respond. 
La decisione è stata entusiasticamente accolta e presentata dall’allora ministro della salute Lorenzin e dal rappresentante di AIFA, Agenzia italiana del farmaco, Sergio Pecorelli, con un comunicato stampa AIFA, il n.84 del 29.09.2014.
L’Italia, dunque, come Paese che sperimenta. Una sperimentazione che sta costando molto, troppo. Così tanto che è lecito chiedersi se i fondi europei cui l’attuale classe politica mira, saranno sufficienti a recuperare il terreno perso.
Quando e se verranno sbloccati. Che si tratti di uno sgambetto o di un incidente di percorso intanto rimaniamo sempre più isolati.
Sembrano manifestarsi gli avvertimenti della filosofa Annah Arendt, su un nuovo mondo governato dalle macchine in grado di chiudere il pianeta, di governare e disciplinare le nostre abilità di azione, linguaggio e pensiero. Una ‘tirannia senza tiranno’ basata su ‘regole di Nessuno’, dove, cioè, Nessuno è responsabile delle proprie azioni.
È davvero arrivato il tempo che la politica  globale riprenda le proprie funzioni di pubblica utilità e interrompa la follia di una finanza malata.

Chiara Madaro 



[2] “Warren Buffet: il Coronavirus? Un’opportunità per comprare azioni”, 25 febbraio 2020. Su: https://citywire.it/news/warren-buffet-il-coronavirus-unopportunita-per-comprare-azioni/a1327315
[3] Pete Evans, “Pandemic bonds were supposed tu fund the cost of fighting the coronavirus – so why aren’t they paying off?”, 22 febbraio 2020, in: https://www.cbc.ca/news/business/pandemic-bonds-1.5469646
[4] Financial Times, “Coronavirus strikes World Bank’s 2017 catastrophe bonds”, https://www.ft.com/content/3935ab5f-c6d2-4a91-ab98-f04b0a75da31
[6] Sebastian Seibt, “Useless pandemic bonds offer little hope for dealing with coronavirus”, 26.02.2020, in: https://www.france24.com/en/20200226-coronavirus-pandemic-bonds
[8] Tim McDonnell, “Is coronavirus technically a ‘pandemic’? Does that matter?”, 5 marzo 2020. In: https://qz.com/1813587/is-coronavirus-technically-a-pandemic-does-that-matter/
[9] Nicole Friedman, The Wall Street Journal, “Coronavirus Outbreak tests World Bank’s Pandemic Insurance”, 20 febbraio 2020, in: https://www.wsj.com/articles/coronavirus-outbreak-tests-world-banks-pandemic-insurance-11582136298
[10] Leopoldo Gasbarro, “Coronavirus: lo strano caso dei ‘Pandemic Bond?”, 7 marzo  2020.In: https://www.wallstreetitalia.com/coronavirus-lo-strano-caso-dei-pandemic-bond/

[13] https://www.ghsagenda.org/

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