Sessantaquattro anni: tanto il tempo passato tra la crisi di Cuba del 1962 e quella odierna.
Con
la differenza che oggi la popolazione è davvero allo stremo.
"I
cubani si lamentano da anni del 'blocco'", ha detto all’inizio dell’anno Mike
Hammer, incaricato d’affari statunitense a Cuba, "Ma ora ci sarà un vero e
proprio blocco. Non entrerà più nulla. Non arriverà più petrolio"[1].
Oggi
le cronache riportano un’epidemia di mosche, ratti, pattume e cattivi odori. La
mancanza di combustibile ha comportato l’interruzione della raccolta dei
rifiuti che vengono bruciati per strada. Negli ospedali sono aumentate le
malattie causate da scarsa igiene, i prezzi dei generi alimentari sono
diventati proibitivi, il sistema medico è al collasso, i frequenti e prolungati
black out hanno comportato l’annullamento degli interventi chirurgici[2]. “Non ti
dico se qualcuno muore – dice Maria, nome di fantasia - a volte vengono a
prendere la salma dopo due giorni. La gente protesta per la fame e la polizia
carica, va addosso a bambini, donne, non c’è più rispetto per niente e nessuno.
La situazione è veramente complicata, giorni senza acqua né luce né gas –
continua Maria, che preferisce rimanere anonima per timore di ritorsioni – non
si può cucinare, non c’è igiene, gli ospedali sono al collasso, senza nemmeno
una siringa per un antidolorifico, le file sotto il sole per poter comprare
qualcosa sono interminabili, le persone muoiono di fame e per mancanza di cure
mediche di base, soprattutto gli anziani. Degrado e corruzione senza precedenti
e la polizia non fa che complicare la situazione”.
Le
condizioni sono diventate particolarmente critiche dall’inizio del 2026, a
poche settimane dal raid statunitense a Caracas quando nella notte tra il 2 e
il 3 gennaio sono rimasti uccisi più di 100 venezuelani e 32 militari e
funzionari dell’intelligence cubani a protezione del presidente Nicolás Maduro,
prelevato insieme alla moglie con l’accusa di essere un narcoterrorista.
L’operazione,
su ammissione dello stesso presidente Donald Trump mirava a controllare le
immense riserve del petrolio venezuelano ma, di fatto, ha sottratto a Cuba il
principale alleato. Grazie al sostegno del Venezuela, infatti, Cuba riusciva a
sostenere il peso dello storico embargo statunitense.
L’isola paga pegno anche a causa della sua posizione strategica nei Caraibi in quanto oltre a fronteggiare gli Stati Uniti, ‘controlla’ l’accesso delle navi e delle merci nel Canale di Panama. Controllare Cuba significa controllare gli Stretti della Florida tra l’Oceano Atlantico e il Golfo del Messico. Da qui e dal Canale dello Yucatan transita circa il 50% del commercio estero statunitense, non solo merci ma anche il petrolio e il gas estratti nel Golfo del Messico e diretti verso Texas e Louisiana. Ma Cuba controlla anche l’accesso alle foci del Mississippi, tradizionalmente il cuore dell’agricoltura e dell’industria statunitense.
In pratica, chi controlla Cuba, controlla l’economia statunitense. Una questione da non poco in presenza di accordi segreti tra Cuba e il Dragone intesi a stabilire sull’isola delle strutture di intercettazione elettronica[3]. Nel 2024 il CSIS[4], Center for Strategic and International Studies ha iniziato a monitorare attraverso immagini satellitari dei lavori in corso presso noti centri di intelligence vicino all’Avana sollevando interrogativi in merito alla portata degli accordi con la Cina[5].
In particolare sono stati individuati 4 siti: Bejucal, già noto durante la
guerra fredda per aver ospitato armi nucleari sovietiche nel corso della crisi
dei missili del 1962, El Salao, strategicamente vicino a Guantanamo Bay, base
militare statunitense, Wajay, che ha negli anni aumentato da 1 a 12 le antenne
per la intercettazione e trasmissione di segnali e Calabazar. Sono tutte basi
vicine a località militari strategiche per gli Stati Uniti, sia on shore che sottomarine[6].
La
crisi dei missili del ’62 arrivò ad un tale livello di tensione che i
presidenti John F. Kennedy e Nikita Kruscev, dovettero necessariamente arrivare
al Compromesso, con le sue luci e ombre. Oggi la situazione geopolitica è
addirittura più complessa e delicata.
Il 27 ottobre 2015 le Nazioni Unite hanno votato una risoluzione sulla “Necessità di terminare l’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba’: 191 voti a favore, 0 astenuti, 2 contrari: USA e Israele[7].
A
marzo le Nazioni Unite hanno proposto un piano di 97 milioni per assicurare a
Cuba il rifornimento di combustibile[8] ma nulla
è cambiato malgrado negli anni la diplomazia internazionale abbia ratificato
patti internazionali come quello sui Diritti Economici, Sociali e Culturali
(ICESCR)[9]. Solo
per dirne uno.
Accordi,
trattati, diplomazia: ma davanti all’eterna lotta per la supremazia tra paesi
imperialisti i popoli rimangono sempre più inermi.
La
nuova notte di Cuba espone le contraddizioni di questi tempi: sono decenni che
immense e patinate macchine diplomatiche si muovono per una serena
decarbonizzazione ma le nostre economie, le nostre vite quotidiane, dipendono
fortemente dai combustibili fossili. Significa che a parte qualche buona
dichiarazione di intenti, nulla è stato concretizzato per svincolarsi realmente
dall’oro nero e dalle sue logiche finanziarie. Al contrario, continuano i
fuochi di guerre strategiche che lasciano nella morsa progressi umanitari
perseguiti per decenni. E poi la pace, la fratellanza tra popoli, incorniciata
nelle Costituzioni democratiche, proclamata nei discorsi ufficiali, sbandierata
per le strade per spegnersi davanti alle dottrine suprematiste, al soft power sostenuto
dalla finanza too big to fail. Cuba affronta un abisso umanitario senza
precedenti. Non è sola. Ma siamo anche ad un punto della storia in cui un po'
di senso di responsabilità collettivo tra governanti non guasterebbe: la guerra
è cosa da ragazzini immaturi e illetterati. Ci siamo evoluti, o no?
Chiara
Madaro, 8 maggio 2026
Le
immagini di copertina sono tratte da:
https://www.lastampa.it/esteri/2026/05/03/news/cuba-15607469/
https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-62187814
[1] Patrick Oppman, ‘A hurricane is coming’: Havana
prepares people for war as US shuts off Cuba’s oil valve’, 29 gennaio 2026, in:
https://edition.cnn.com/2026/01/29/americas/us-cuba-oil-blockade-threat-of-war-intl-latam
[2] Alfie Pannell, ‘An epidemic of flies, rats, waste and
foul odours’: health fears in Cuba as US oil blockade halts rubbish
collection’, 7 maggio 2026, in: https://www.theguardian.com/global-development/2026/may/07/rubbish-health-cuba-us-oil-blockade-waste-collection-fuel-crisis-havana
[3] Warren Strobel, Gordon Lubold, ‘Cuba to host secret
Chinese spy base focusing on US’, 8 giugno 2023, in:
https://www.wsj.com/world/cuba-to-host-secret-chinese-spy-base-focusing-on-u-s-b2fed0e0
[4] https://www.csis.org/programs/hidden-reach
[5] Matthew P. Funaiole, Brian Hart, Aidan Powers-Riggs,
Joseph S. Bermudez, Jr., ‘At the doorstep. A snapshot of new activity at Cuban
spy sites’, 6 maggio 2025, in:
https://features.csis.org/hiddenreach/snapshots/cuba-china-cdaa-base/
[6] Matthew P. Funaiole, Aidan Powers-Riggs, Brian Hart,
Henry Ziemer, Joseph S. Bermudez Jr., Ryan C. Berg, and Christopher
Hernandez-Roy, ‘Secret signals. Decoding China’s intelligence activities in
Cuba’, 1 luglio 2024, in:
https://features.csis.org/hiddenreach/china-cuba-spy-sigint/
[7] UN, Resolution “Necessity of ending the economic,
commercial and financial embargo imposed by the United States of America
against Cuba”, 27 ottobre 2015, in: https://media.un.org/unifeed/en/asset/d148/d1486872
[8] Il Sole 24ore, UN proposes 94 million plan to secure
fuel for Cuba amid US blockade, 26 marzo 2026, in:
https://en.ilsole24ore.com/art/cuba-emergency-plan-onu-fuel-AI9tE1AC
[9] United nations Human Right of the High Commissioner,
‘International Covenant on Economic, Social and Cultural Right’, General
Assembly resolution 2200A (XXI), 16 dicembre 1966, in: https://www.ohchr.org/en/instruments-mechanisms/instruments/international-covenant-economic-social-and-cultural-rights




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