Chiara Madaro
Il 5 giugno 2026 la Camera
ha approvato un disegno legge con l’obiettivo di introdurre nuovamente
l’energia nucleare in Italia.
La discussione,
iniziata ad ottobre 2025 con l’obiettivo di diversificare le fonti energetiche
e produrle sul proprio territorio nazionale nel quadro delle politiche europee
di decarbonizzazione da attuare entro il 2050, dovrebbe condurre alla messa a
punto di un programma nazionale per l’energia nucleare e l’istituzione di una autorità
indipendente per la sicurezza oltre che un organo di ricerca in materia di
energia nucleare[1].
Con l’approvazione della Camera il Decreto legge è passato all’esame del Senato
per l'approvazione definitiva di una strategia a lungo termine per la
sovranità energetica.
Si punta agli Small
Modular Reactors di terza e quarta generazione in grado di produrre meno
scorie e con maggiori sistemi di sicurezza. Attraverso l’installazione di
queste nuove centrali ci si propone di coprire almeno il 10-15% del fabbisogno
energetico nazionale anche se la messa in opera di un programma di questa
portata prevede tempi pluridecennali e il primo reattore entrerebbe in
funzione solo tra il 2035 e il 2037 mentre si potranno registrare quantitativi
rilevanti di energia solo nel 2040[2].
L’Italia vanta
importanti centri di ricerca come l’ENEA ma rimangono alcuni nodi
fondamentali in merito ad un tema che in passato ha generato molti
conflitti sociali: la ricerca ha, forse, negli anni, migliorato la sicurezza
degli impianti ma i recenti incidenti in Giappone hanno dimostrato che davanti
alle forze della natura nessuna struttura può dirsi al sicuro. Inoltre rimane il
problema delle scorie e dell’individuazione di uno o più depositi
nazionali.
Nel 2023 il Ministero
dell’Ambiente ha pubblicato una mappa delle Aree Idonee (CNAI), 51 aree
sparse in 6 regioni[3],
Piemonte, Lazio, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia. Attualmente i rifiuti
radioattivi italiani prodotti attraverso la medicina nucleare vengono stoccati
grazie ad appositi accordi in Francia e Regno Unito mentre quelli a bassa
radioattività sono conservati in 4 centrali nucleari dismesse a Trino, Caorso,
Latina, Garigliano[4].
La questione dello stoccaggio delle scorie è rinfocolata nell’ottobre 2013 in occasione della declassificazione dell’audizione segretata di Carmine Schiavone avvenuta in occasione della seduta della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti sulle attività illecite ad esso connesse il 7 ottobre 1997.
Carmine Schiavone,
iniziato a Cosa Nostra a Milano da Luciano Liggio nel 1974 e appartenuto al
clan dei Casalesi, diventa collaboratore di giustizia nel 1993. Le sue
rivelazioni condurranno a centinaia di condanne nel maxiprocesso Spartacus.
In particolare
Schiavone, cugino di ‘Sandokan’, Francesco Schiavone, anch’egli coinvolto nel
giro, spiega come avvenisse l’interramento di rifiuti pericolosi nel
casertano e nel resto d’Italia, attività svolta illegalmente e senza alcuna
precauzione per decenni e in vicinanza di falde acquifere.
Le attività altamente
lucrose denunciate da Carmine Schiavone sarebbero avvenute con il tacito
beneplacito delle istituzioni: “La mafia e la camorra non potevano esistere
se non era lo Stato - afferma il collaboratore – Se le istituzioni non avessero
voluto l’esistenza del clan, questo avrebbe potuto esistere?”.
Schiavone, tesoriere
del clan, registrava l’entrata di 100 milioni al mese per l’interramento di
fanghi nucleari provenienti anche dalla Germania, sebbene ad un certo punto si
rende conto che il profitto arrivava almeno a 600-700 milioni al mese.
Un business miliardario
in cui c’era anche chi gestiva la faccenda ‘a livello massonico’ e che
arrivava a personaggi del calibro di Licio Gelli: ‘Che poteva
importargli, a loro, se la gente moriva o non moriva? L’essenziale era il
business – dice Schiavone – So per esperienza che fino al 1992, la zona del
sud, fino alle Puglie, era tutta infettata da rifiuti tossici provenienti da
tutta Europa e non solo dall’Italia”. Molti fusti pericolosi e radioattivi venivano
anche affondati in qualche carretta del mare nel Mediterraneo, tra Calabria
e Campania. “So che a Milano c’erano delle società che raccoglievano rifiuti,
anche dall’estero – prosegue Schiavone - rifiuti che poi venivano smaltiti al
sud. So che in Lombardia c’erano queste società che gestivano i rifiuti ma non
so chi erano i proprietari”. Ma descrive una gestione complessa, che
necessitava di una progettazione articolata e gestita da poche persone in
Italia, gente che faceva parte di circoli culturali, intelligente, che
studiava, gente collegata ad Aversa, Lecce e Napoli[5].
La storia del nucleare
in Italia è costellata da ostacoli e non sono mancate forme di sottostima del
problema e contradizioni.
Un problema che
riguarda la gestione sanitaria dei territori e delle popolazioni che li abitano
esposti direttamente a tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi per decenni.
Tumori, malformazioni,
danni genetici, lesioni gravi e gravissime al sistema encefalo-midollare e
digerente, morti premature. Sono questi alcuni degli effetti
di una esposizione diretta o indiretta alle radiazioni che si
sprigionano in seguito ad un incidente nucleare.
Di queste alterazioni
si era a conoscenza già negli anni Cinquanta, agli albori di una entusiastica
campagna a favore di una forma di energia considerata ‘pulita’.
Le prime evidenze degli
effetti avversi delle tecnologie nucleari derivavano dai primi esperimenti
atomici condotti nel dopoguerra dagli USA senza le dovute precauzioni. Per la
prima volta nei simposi scientifici si inizió a parlare di un nuovo elemento
radioattivo, lo stronzio 90. Barry Commoner[6],
biologo, leader del movimento ecologico negli anni Sessanta e Settanta,
denunciava che lo stronzio, elemento naturale non pericoloso e lo stronzio 90,
suo isotopo radioattivo, si muove attraverso l’ambiente parallelamente al
calcio in quanto elemento chimicamente simile. Questo, scambiato dagli
organismi viventi per Calcio, viene assorbito dalle piante attraverso il suolo
e quindi anche dal corpo umano entrando nella catena alimentare fissandosi nei
vegetali, nel latte, nelle ossa.
Ma a metà degli anni
Settanta l'uso dell'energia atomica per la produzione di elettricità era già
una realtà in Europa occidentale. Altra storia in Italia, dove comincia a
delinearsi una lunga battaglia antinucleare. Contrariamente a quanto ci si
aspetterebbe, il nucleare era in origine difeso a spada tratta proprio dai
gruppi ambientalisti e proprio in quanto energia pulita. Ma si inizia a parlare della scarsa sicurezza degli impianti nucleari, dei
frequenti incidenti e dei terribili e incontrollabili effetti sugli esseri
viventi. Si realizzano cosi le prime pubblicazioni a denuncia del silenzio
delle autorità sui tanti incidenti che continuavano a verificarsi in altre
parti del mondo. Cosi, quando si individuò in Montalto di Castro, nel Lazio, il
sito giusto per l'installazione della prima centrale nucleare italiana, i
cittadini si ribellano supportati da intellettuali e giornalisti. Il problema
aveva preso una piega inaspettata destinata ad acutizzarsi quando nell'86
esplode il caso Chernobyl.
Fino al novembre
1987 quando gli italiani vengono chiamati a decidere attraverso una
consultazione pubblica: il risultato referendario espresse chiaro parere
negativo al nucleare in Italia.
In realtà non si trattò
di dire semplicemente SI/NO sull'uso di questo tipo di energia. Queste le domande:
1) Volete che venga abrogata la norma che
consente al CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica)
di decidere sulla localizzazione delle centrali in caso in cui gli enti locali
non decidono entro tempi stabiliti?
2) Volete l'abrogazione
del compenso ai Comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone? (ndr, la
cosiddetta monetizzazione del rischio)
3) Volete l'abrogazione
della norma che consente all'ENEL di partecipare agli accordi internazionali
per la costruzione della gestione delle centrali nucleari all'estero?
In tutti e tre i casi
vinse il SI per l'abrogazione e in seguito al risultato di questo referendum
furono interrotti i lavori per la costruzione di ben cinque centrali.
Ancora nel Referendum 2011 il 94% degli italiani risulta sfavorevole.
A distanza di alcuni
decenni, la questione continua a registrare aspetti controversi dovuti anche ai
pareri contrastanti in materia di sicurezza. La fusione, come si diceva, abbatte
il problema dello stoccaggio dei rifiuti ma non lo elimina.
Nel 1999 al termine dei
lavori della Commissione Scalia in cui viene audito Carmine Schiavone, approva
all’unanimità un documento sulla ‘Strategia di Intervento per la Disattivazione
degli Impianti Nucleari e la Sistemazione dei Rifiuti Radioattivi’.
Per la prima volta
viene tracciato un quadro completo e dettagliato sulle scorie radioattive
nel nostro Paese, spiegandone la pericolosità e presentandolo come “problema
da risolvere". Bisognava, dunque trovare un sito apposito che
raccogliesse i materiali recuperati dalla chiusura delle centrali di Latina,
Corso, Trino Vercellese dopo il referendum dell'87.
La scelta cade su
Scanzano Jonico e scoppia il putiferio.
Il 25 novembre 2003
Carlo Jean, presidente del SOGIN (Società di Gestione Impianti
Nucleari SpA), viene ascoltato dalla Commissione Ambiente alla Camera insieme
al professor Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica e presidente dell'ENEA,
in merito al decreto legge n. 314/2003[7] che
indicò Scanzano come unico sito nazionale disponibile. Alla decisa conferma sulla
sicurezza del sito da parte del generale Jean, il professor Rubbia contrappone forti
perplessità. Secondo il professore, lo studio del SOGIN fu fatto in
tempi troppo brevi e solo sulla base di materiale bibliografico che,
peraltro, risaliva al 1977. "Non ci sono solide basi scientifiche -
sostiene Rubbia aggiungendo che l'ENEA aveva proposto un sito superficiale e
non geologico e per rifiuti di seconda categoria e non terza.
"Queste
vergogne dell'energia nucleare vengono nascoste nelle profondità sotterranee e
marine - prosegue il Premio Nobel - Non abbiamo la minima idea di quello
che potrebbe succedere ai fusti con tonnellate di sostanze radioattive che
abbiamo già seppellito e di quelle che aspettano di esserlo. Sotto la pressione
delle rocce a miglia a migliaia di anni da oggi, dimenticate dalle generazioni
a venire, le scorie potrebbero spezzarsi o essere assorbite da un cambiamento
geologico che trasformi una zona secca in umida entrare nelle acque e andare
lontane a contaminare l'uomo attraverso la catena alimentare. Sono delle bombe
ritardate. Le nascondiamo pensando che non ci saremo più per risponderne”.
I dubbi e le accuse
sulla scelta del sito, sui soggetti che si occuperebbero dello smantellamento e
della successiva installazione di un nuovo impianto sono tanti e vengono da più
parti.
C'è, poi, un pacchetto
di leggi sul riordino energetico promosso nei primi anni 2000 tra cui spiccano
le leggi Marzano molto discusse all’epoca in quanto avrebbero consentito di
trattare come merci e non rifiuti i materiali radioattivi sovvertendo, quindi,
la nozione stessa di rifiuto oltre che l’intero ciclo dei rifiuti e lo spostamento
delle merci radioattive.
Insomma il nucleare è
la nuova frontiera, sembrerebbe, ma con queste premesse la sindrome di NIMBY,
not in my backyard, è dietro l’angolo.
1 agosto 2026
Qui un approfondimento sul Uranio, Iran, guerre e finanza
[1] Lisia
Petrini, ‘Una nuova possibilità per il nucleare in Italia’, 19 giugno 2026, in:
https://atuttomondo.unint.eu/2026/06/19/una-nuova-possibilita-per-il-nucleare-in-italia/#:~:text=Dopo%20una%20discussione%20iniziata%20a%20ottobre%202025%2C,maggiore%20indipendenza%20energetica%20dell'Italia%20da%20fonti%20estere.
[2] Samuele
Leccese, ‘A piccoli passi: anche l’Italia va verso il nucleare’, 19 giugno
2026, in: https://www.orizzontipolitici.it/a-piccoli-passi-anche-litalia-va-verso-il-nucleare/#:~:text=Lo%20scenario%20delineato%20fissa%20l'obiettivo%20di%20coprire,cui%20tratta%20proprio%20il%20ddl%20Pichetto%20Fratin.
[3] Elenco delle
aree presenti nella proposta CNAI: https://www.mase.gov.it/portale/documents/d/guest/elenco_pubblicazione_aree_cnai-pdf
[4] Il Post,
‘L’Italia si è data altri 15 anni per far tornare le scorie radioattive dall’estero’,
29 aprile 2026, in: https://www.ilpost.it/2026/04/29/rinvio-rientro-scorie-nucleari-italia-stoccate-estero/
[5]
Audizione del collaboratore di giustizia Carmine Schiavone in Commissione
Parlamentare d’Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti e sulle Attività Illecite ad
esso Connesse’, seduta di martedi 7 ottobre 1997. Il documento segretato viene
declassificato il 31 ottobre 2013, in: https://campania.peacelink.net/rifiuticampania/docs/133.pdf
[6] Peacelink, Donne e uomini per la pace Stati Uniti (1917-2012) - Barry Commoner in: https://www.peacelink.it/storia/a/50361.html
[7] DECRETO-LEGGE
14 novembre 2003, n. 314 - Disposizioni urgenti per la raccolta, lo smaltimento
e lo stoccaggio, in condizioni di massima sicurezza, dei rifiuti radioattivi.
https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2003-11-14;314



Nessun commento:
Posta un commento