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venerdì 31 luglio 2026

Il nucleare in Italia. Tra mafia, scorie, malattie.

 

Chiara Madaro



Il 5 giugno 2026 la Camera ha approvato un disegno legge con l’obiettivo di introdurre nuovamente l’energia nucleare in Italia.

La discussione, iniziata ad ottobre 2025 con l’obiettivo di diversificare le fonti energetiche e produrle sul proprio territorio nazionale nel quadro delle politiche europee di decarbonizzazione da attuare entro il 2050, dovrebbe condurre alla messa a punto di un programma nazionale per l’energia nucleare e l’istituzione di una autorità indipendente per la sicurezza oltre che un organo di ricerca in materia di energia nucleare[1]. Con l’approvazione della Camera il Decreto legge è passato all’esame del Senato per l'approvazione definitiva di una strategia a lungo termine per la sovranità energetica.

Si punta agli Small Modular Reactors di terza e quarta generazione in grado di produrre meno scorie e con maggiori sistemi di sicurezza. Attraverso l’installazione di queste nuove centrali ci si propone di coprire almeno il 10-15% del fabbisogno energetico nazionale anche se la messa in opera di un programma di questa portata prevede tempi pluridecennali e il primo reattore entrerebbe in funzione solo tra il 2035 e il 2037 mentre si potranno registrare quantitativi rilevanti di energia solo nel 2040[2].

L’Italia vanta importanti centri di ricerca come l’ENEA ma rimangono alcuni nodi fondamentali in merito ad un tema che in passato ha generato molti conflitti sociali: la ricerca ha, forse, negli anni, migliorato la sicurezza degli impianti ma i recenti incidenti in Giappone hanno dimostrato che davanti alle forze della natura nessuna struttura può dirsi al sicuro. Inoltre rimane il problema delle scorie e dell’individuazione di uno o più depositi nazionali.

Nel 2023 il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato una mappa delle Aree Idonee (CNAI), 51 aree sparse in 6 regioni[3], Piemonte, Lazio, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia. Attualmente i rifiuti radioattivi italiani prodotti attraverso la medicina nucleare vengono stoccati grazie ad appositi accordi in Francia e Regno Unito mentre quelli a bassa radioattività sono conservati in 4 centrali nucleari dismesse a Trino, Caorso, Latina, Garigliano[4].

 

La questione dello stoccaggio delle scorie è rinfocolata nell’ottobre 2013 in occasione della declassificazione dell’audizione segretata di Carmine Schiavone avvenuta in occasione della seduta della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti sulle attività illecite ad esso connesse il 7 ottobre 1997.  

Carmine Schiavone, iniziato a Cosa Nostra a Milano da Luciano Liggio nel 1974 e appartenuto al clan dei Casalesi, diventa collaboratore di giustizia nel 1993. Le sue rivelazioni condurranno a centinaia di condanne nel maxiprocesso Spartacus.

In particolare Schiavone, cugino di ‘Sandokan’, Francesco Schiavone, anch’egli coinvolto nel giro, spiega come avvenisse l’interramento di rifiuti pericolosi nel casertano e nel resto d’Italia, attività svolta illegalmente e senza alcuna precauzione per decenni e in vicinanza di falde acquifere.

Le attività altamente lucrose denunciate da Carmine Schiavone sarebbero avvenute con il tacito beneplacito delle istituzioni: “La mafia e la camorra non potevano esistere se non era lo Stato - afferma il collaboratore – Se le istituzioni non avessero voluto l’esistenza del clan, questo avrebbe potuto esistere?”.

Schiavone, tesoriere del clan, registrava l’entrata di 100 milioni al mese per l’interramento di fanghi nucleari provenienti anche dalla Germania, sebbene ad un certo punto si rende conto che il profitto arrivava almeno a 600-700 milioni al mese.

Un business miliardario in cui c’era anche chi gestiva la faccenda ‘a livello massonico’ e che arrivava a personaggi del calibro di Licio Gelli: ‘Che poteva importargli, a loro, se la gente moriva o non moriva? L’essenziale era il business – dice Schiavone – So per esperienza che fino al 1992, la zona del sud, fino alle Puglie, era tutta infettata da rifiuti tossici provenienti da tutta Europa e non solo dall’Italia”. Molti fusti pericolosi e radioattivi venivano anche affondati in qualche carretta del mare nel Mediterraneo, tra Calabria e Campania. “So che a Milano c’erano delle società che raccoglievano rifiuti, anche dall’estero – prosegue Schiavone - rifiuti che poi venivano smaltiti al sud. So che in Lombardia c’erano queste società che gestivano i rifiuti ma non so chi erano i proprietari”. Ma descrive una gestione complessa, che necessitava di una progettazione articolata e gestita da poche persone in Italia, gente che faceva parte di circoli culturali, intelligente, che studiava, gente collegata ad Aversa, Lecce e Napoli[5].

La storia del nucleare in Italia è costellata da ostacoli e non sono mancate forme di sottostima del problema e contradizioni.

Un problema che riguarda la gestione sanitaria dei territori e delle popolazioni che li abitano esposti direttamente a tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi per decenni.

Tumori, malformazioni, danni genetici, lesioni gravi e gravissime al sistema encefalo-midollare e digerente, morti premature. Sono questi alcuni degli effetti di una esposizione diretta o indiretta alle radiazioni che si sprigionano in seguito ad un incidente nucleare.

Di queste alterazioni si era a conoscenza già negli anni Cinquanta, agli albori di una entusiastica campagna a favore di una forma di energia considerata ‘pulita’. 

Le prime evidenze degli effetti avversi delle tecnologie nucleari derivavano dai primi esperimenti atomici condotti nel dopoguerra dagli USA senza le dovute precauzioni. Per la prima volta nei simposi scientifici si inizió a parlare di un nuovo elemento radioattivo, lo stronzio 90. Barry Commoner[6], biologo, leader del movimento ecologico negli anni Sessanta e Settanta, denunciava che lo stronzio, elemento naturale non pericoloso e lo stronzio 90, suo isotopo radioattivo, si muove attraverso l’ambiente parallelamente al calcio in quanto elemento chimicamente simile. Questo, scambiato dagli organismi viventi per Calcio, viene assorbito dalle piante attraverso il suolo e quindi anche dal corpo umano entrando nella catena alimentare fissandosi nei vegetali, nel latte, nelle ossa.

Ma a metà degli anni Settanta l'uso dell'energia atomica per la produzione di elettricità era già una realtà in Europa occidentale. Altra storia in Italia, dove comincia a delinearsi una lunga battaglia antinucleare. Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, il nucleare era in origine difeso a spada tratta proprio dai gruppi ambientalisti e proprio in quanto energia pulita.  Ma si inizia a parlare della scarsa sicurezza degli impianti nucleari, dei frequenti incidenti e dei terribili e incontrollabili effetti sugli esseri viventi. Si realizzano cosi le prime pubblicazioni a denuncia del silenzio delle autorità sui tanti incidenti che continuavano a verificarsi in altre parti del mondo. Cosi, quando si individuò in Montalto di Castro, nel Lazio, il sito giusto per l'installazione della prima centrale nucleare italiana, i cittadini si ribellano supportati da intellettuali e giornalisti. Il problema aveva preso una piega inaspettata destinata ad acutizzarsi quando nell'86 esplode il caso Chernobyl.

Fino al novembre 1987 quando gli italiani vengono chiamati a decidere attraverso una consultazione pubblica: il risultato referendario espresse chiaro parere negativo al nucleare in Italia.

In realtà non si trattò di dire semplicemente SI/NO sull'uso di questo tipo di energia.  Queste le domande:

 1) Volete che venga abrogata la norma che consente al CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali in caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti?

2) Volete l'abrogazione del compenso ai Comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone? (ndr, la cosiddetta monetizzazione del rischio)

3) Volete l'abrogazione della norma che consente all'ENEL di partecipare agli accordi internazionali per la costruzione della gestione delle centrali nucleari all'estero?

In tutti e tre i casi vinse il SI per l'abrogazione e in seguito al risultato di questo referendum furono interrotti i lavori per la costruzione di ben cinque centrali.

Ancora nel Referendum 2011 il 94% degli italiani risulta sfavorevole.

A distanza di alcuni decenni, la questione continua a registrare aspetti controversi dovuti anche ai pareri contrastanti in materia di sicurezza. La fusione, come si diceva, abbatte il problema dello stoccaggio dei rifiuti ma non lo elimina.

Nel 1999 al termine dei lavori della Commissione Scalia in cui viene audito Carmine Schiavone, approva all’unanimità un documento sulla ‘Strategia di Intervento per la Disattivazione degli Impianti Nucleari e la Sistemazione dei Rifiuti Radioattivi’.

Per la prima volta viene tracciato un quadro completo e dettagliato sulle scorie radioattive nel nostro Paese, spiegandone la pericolosità e presentandolo come “problema da risolvere". Bisognava, dunque trovare un sito apposito che raccogliesse i materiali recuperati dalla chiusura delle centrali di Latina, Corso, Trino Vercellese dopo il referendum dell'87.

La scelta cade su Scanzano Jonico e scoppia il putiferio.

Il 25 novembre 2003 Carlo Jean, presidente del SOGIN (Società di Gestione Impianti Nucleari SpA), viene ascoltato dalla Commissione Ambiente alla Camera insieme al professor Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica e presidente dell'ENEA, in merito al decreto legge n. 314/2003[7] che indicò Scanzano come unico sito nazionale disponibile. Alla decisa conferma sulla sicurezza del sito da parte del generale Jean, il professor Rubbia contrappone forti perplessità. Secondo il professore, lo studio del SOGIN fu fatto in tempi troppo brevi e solo sulla base di materiale bibliografico che, peraltro, risaliva al 1977. "Non ci sono solide basi scientifiche - sostiene Rubbia aggiungendo che l'ENEA aveva proposto un sito superficiale e non geologico e per rifiuti di seconda categoria e non terza.

"Queste vergogne dell'energia nucleare vengono nascoste nelle profondità sotterranee e marine - prosegue il Premio Nobel - Non abbiamo la minima idea di quello che potrebbe succedere ai fusti con tonnellate di sostanze radioattive che abbiamo già seppellito e di quelle che aspettano di esserlo. Sotto la pressione delle rocce a miglia a migliaia di anni da oggi, dimenticate dalle generazioni a venire, le scorie potrebbero spezzarsi o essere assorbite da un cambiamento geologico che trasformi una zona secca in umida entrare nelle acque e andare lontane a contaminare l'uomo attraverso la catena alimentare. Sono delle bombe ritardate. Le nascondiamo pensando che non ci saremo più per risponderne”.

I dubbi e le accuse sulla scelta del sito, sui soggetti che si occuperebbero dello smantellamento e della successiva installazione di un nuovo impianto sono tanti e vengono da più parti.

C'è, poi, un pacchetto di leggi sul riordino energetico promosso nei primi anni 2000 tra cui spiccano le leggi Marzano molto discusse all’epoca in quanto avrebbero consentito di trattare come merci e non rifiuti i materiali radioattivi sovvertendo, quindi, la nozione stessa di rifiuto oltre che l’intero ciclo dei rifiuti e lo spostamento delle merci radioattive.

Insomma il nucleare è la nuova frontiera, sembrerebbe, ma con queste premesse la sindrome di NIMBY, not in my backyard, è dietro l’angolo.

1 agosto 2026


Qui un approfondimento sul Uranio, Iran, guerre e finanza

 



[2] Samuele Leccese, ‘A piccoli passi: anche l’Italia va verso il nucleare’, 19 giugno 2026, in:  https://www.orizzontipolitici.it/a-piccoli-passi-anche-litalia-va-verso-il-nucleare/#:~:text=Lo%20scenario%20delineato%20fissa%20l'obiettivo%20di%20coprire,cui%20tratta%20proprio%20il%20ddl%20Pichetto%20Fratin.

[4] Il Post, ‘L’Italia si è data altri 15 anni per far tornare le scorie radioattive dall’estero’, 29 aprile 2026, in: https://www.ilpost.it/2026/04/29/rinvio-rientro-scorie-nucleari-italia-stoccate-estero/

[5] Audizione del collaboratore di giustizia Carmine Schiavone in Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti e sulle Attività Illecite ad esso Connesse’, seduta di martedi 7 ottobre 1997. Il documento segretato viene declassificato il 31 ottobre 2013, in: https://campania.peacelink.net/rifiuticampania/docs/133.pdf

[6] Peacelink, Donne e uomini per la pace Stati Uniti (1917-2012) - Barry Commoner in:  https://www.peacelink.it/storia/a/50361.html

[7] DECRETO-LEGGE 14 novembre 2003, n. 314 - Disposizioni urgenti per la raccolta, lo smaltimento e lo stoccaggio, in condizioni di massima sicurezza, dei rifiuti radioattivi.

https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2003-11-14;314

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