Il 14 luglio 1974 alle
04.12 il cargo mercantile ‘Cavtat’, battente bandiera maltese entra in
collisione con la nave portacontainer ‘Lady Rita’ battente bandiera panamense e
comandata dal napoletano Carmine Laudato e cola a picco a 6 miglia dalla costa
del Golfo di Otranto in Puglia.
Colpiscono alcuni
particolari: l’imbarcazione non affondò dal punto in cui venne colpita e poi
l’affondamento durò 6 ore durante le quali non fu mai lanciato l’SOS.
La Cavtat era stata
costruita nel 1968 e apparteneva in origine ad una compagnia di navigazione
Jugoslava, la Jugolinija. L’incidente trascina la nave sul fondale, a circa 100
metri di profondità, con il suo carico tossico. Secondo il manifesto di bordo, la Cavtat
viaggiava con un carico di 2500 tonnellate di cui 270 di piombo tetraetile e piombo
tetrametile, additivi antidetonanti, divise in 900 bidoni e il resto di
‘ferraglia’ e altro materiale chimico non ben definito. Secondo alcuni poteva
trattarsi di armi anche perché, a differenza di quanto dichiarato in origine,
il cargo salpava dal porto di Manchester, noto per via del traffico
internazionale d’armi. Il carico fu recuperato nei quattro anni successivi
grazie all’impegno profuso dall’allora pretore di Otranto, Alberto Maritati. Un
impegno proseguito malgrado le pressioni esercitate nei suoi confronti da
entità governative e internazionali affinché il carico fosse lasciato in fondo
al mare. Oltre alle difficoltà tecniche e ai costi elevati che comportava
l’operazione, sulla vicenda pesavano anche tensioni diplomatiche ed
internazionali per via della nazionalità cui appartenevano le navi coinvolte in
piena guerra fredda e a causa della reticenza degli attori coinvolti.
L'ultimo bidone di
piombo tetraetile fu portato in superficie il 12 aprile 1978. Maritati scongiurò
il disastro ambientale in quanto, secondo una commissione internazionale
composta da 12 scienziati della NATO, tra il ‘76 e il ‘77 i bidoni avrebbero
iniziato a disperdere il loro contenuto. Il costo dell'intera operazione
ammontò a 15 miliardi di Lire ma riguardò solo i fusti di piombo tetraetile; il
resto del carico, quello che veramente preoccupava la comunità internazionale e
di cui tutt’oggi non si sa nulla, rimase nel relitto.
All’epoca dei fatti si
sospettò che il carico dovesse servire alla guerra turco-cipriota caldeggiata
dalla Cia. Proprio a Manchester, infatti, esisteva un enorme deposito d'armi
appartenente a Samuel Cummings ex agente dell'organizzazione americana e indiscusso
re del traffico d’armi su larga scala. La sua compagnia, la Interarms,
registrava un fatturato annuo che ammontava mediamente a 100milioni di dollari
provenienti da accordi stretti con dittatori, despoti, rivoluzionari e
controrivoluzionari che alimentavano le guerriglie centro americane, senza distinzione
di bandiera.
Non fu mai possibile
stabilire ufficialmente un legame tra l’affondamento della Cavtat e la guerra
di Cipro ma i fatti avvennero giusto pochi giorni prima dell’invasione turca
(20 luglio 1974) mentre le operazioni di recupero terminarono a guerra finita.
Siamo, d’altra parte, nel vivo della guerra fredda e la NATO aveva avviato strutture
e operazioni paramilitari di tipo segreto con l’intenzione di arginare
possibili attacchi da parte dei Paesi del Patto di Varsavia. L’Italia faceva
parte della ‘stay-behind net’, la rete al di là di ogni istituzione visibile,
con Gladio in cui confluirono forze anti comuniste nate durante il secondo
conflitto mondiale. La rete era in parte finanziata dalla Cia e ne facevano
parte praticamente tutti i paesi europei, comprese le neutrali Svizzera e
Svezia. Questa rete agiva al di fuori delle tradizionali organizzazioni
militari della Nato anche attraverso i Cag, centri di addestramento guastatori,
che avevano il compito di intervenire durante gli scioperi o le manifestazioni.
E’, dunque, possibile che in ambito Nato siano state intraprese iniziative
parallele e contrastanti rispetto a quelle ufficiali.
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| L'arcivescono Makarios III |
Anche Cipro faceva parte
della rete con il LOK che organizzò un colpo di stato ai danni del Presidente,
l’Arcivescovo Makarios, il 15 luglio 1974, accusato da Kissinger di essere il
‘Castro del Mediterraneo’.
La guerra turco-cipriota si scatena nel luglio-agosto del 1974. Dopo l’indipendenza dal Regno Unito conquistata da Cipro nel 1960, l’isola viene guidata dall’arcivescovo Makarios III, eletto primo presidente della Repubblica.
Makarios perseguiva inizialmente l’obiettivo
della unione con la Grecia, la cosiddetta politica dell'Enosis. Ma nel tempo comprende che
questo avrebbe scatenato tensioni con le minoranze turco-cipriote presenti sull’isola
e con la stessa Turchia per cui finì per attestarsi su una politica di non
allineamento e indipendenza. Questa scelta finì per renderlo inviso
internamente dai nazionalisti e dalla
Giunta dei Colonnelli, la dittatura che dal 1967 flagellava la Grecia.
1l 15 luglio 1974,
quindi, la Giunta militare di Atene guidata dal generale Dimitrios Ioannidis e
l’organizzazione paramilitare cipriota EOKA-B decidono di rovesciare il governo
di Makarios in modo da annettere Cipro alla Grecia con la forza. Makarios,
sopravvissuto all’assalto militare si rifugia presso la base militare britannica di Akrotiri per
essere condotto a Londra mentre i golpisti insediano il governo fantoccio di
Nikos Sampson, un ex guerrigliero noto per i sentimenti anti turchi.
Fondamentale nelle
operazioni il ruolo del LOK, Lóchoi Oreinōn Katadromōn, ovvero Unità di
Commando Montani / Forze Speciali, braccio operativo delle forze armate greche
e greco-cipriote e facente parte della rete stay behind[1].
L’azione militare
provoca la reazione turca con l’Operazione Attila tra il 20 luglio e il 18
agosto 1974. La Turchia invoca il Trattato di garanzia del 1960 in base al
quale Turchia, Regno Unito e Grecia potevano intervenire per ripristinare l’ordine
costituzionale sull’isola.
Propaganda turca dell'Operazione Attila
Il sanguinoso
conflitto che si scatenò sui monti Pentadaktilos e all'aeroporto dell’isola provocò in breve il collasso del governo
Sampson ma anche la caduta della Giunta dei Colonnelli ad Atene. In seguito ai
colloqui di pace, però, la Turchia lancia un nuovo affondo sull’isola finendo
per annettere il 37% dei territori.

Cartografia Limes sulla divisione di Cipro
Le Nazioni Unite
decisero, quindi l’istituzione della Linea Verde che comportò la fuga di oltre
150mila greco-ciprioti a sud e 50mila turco-ciprioti a nord.
Solo nel dicembre 1974 Makarios
fa ritorno a Cipro governando la sola area greca fino al 1977, anno della sua
morte.
Chiara Madaro, 23
agosto 2026
[1] In
occasione del processo a Gladio, struttura stay behind italiana, del 1990
l’Avvocato Generale dello Stato dichiarò legittima la struttura e in linea con
il Trattato Nato, un patto difensivo atto a creare un collegamento diretto tra
gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Si tratta, perciò, di strutture legittimate
ad operare ancora oggi.

