Di
Chiara Madaro
Si
approssima la solennità civile del 4 ottobre dedicata al Patrono d’Italia, San
Francesco d’Assisi.
La
ricorrenza che ha ufficialmente inizio nel 1939 su iniziativa di Papa Pio XII è
riconosciuta dalla legge 4 marzo 1958, n. 132.
Francesco
d’Assisi è un personaggio caro anche ai non credenti per la sua accesa
spiritualità e per l’intenso lavoro a favore della pace. Le
fruttuose conseguenze della sua opera si compiono ancora oggi.
Il
ruolo dei francescani viene riconosciuto e accettato nel mondo musulmano e
Francesco decide di inserire nella Regola anche delle indicazioni sulla postura
che i frati dovevano assumere tra i musulmani. Ad esempio era necessario dichiarare
apertamente di essere cristiani ed evitare ogni forma di lite o contrasto[1].
L’iniziativa
di Francesco dimostra che il dialogo interreligioso e il rispetto tra
culti e culture diverse rappresentano l’unica via sensata per proseguire
insieme, in pace ma dimostra anche l’importanza di governanti colti,
capaci di ascoltare, ricevere, trovare vie alternative alle armi per
risolvere conflitti annosi e porre fine ai massacri.
Gerusalemme
è storicamente contesa tra le tre religioni monoteiste in
quanto ha un valore sacro per tutte le tre religioni abramitiche, anche per i
musulmani, essendo considerata la terza città santa dell’Islam dopo La Mecca e
Medina. Per il Sultano, mantenere il controllo delle città sante significava anche
mantenere il dominio politico sul suo impero. Ma si trattava anche di territori
fondamentali per controllare le rotte commerciali ed evitare che i regni
cristiani potessero usare le coste della Palestina per sferrare un attacco
avendo delle basi in Medio Oriente.
Ma
l’iniziativa di Francesco apre una stagione di dialogo e confronto che
porterà il Sultano a cedere Gerusalemme il 18 febbraio 1229 con il Trattato
di Giaffa che chiuderà la Sesta Crociata in maniera pacifica. Il Sultano
al-Malik al-Kāmil cede, quindi, Gerusalemme a Federico II. Uomini di raro spessore
culturale per l’epoca e profonda conoscenza filosofica, matematica e
astronomica, entrambe si rendono conto di avere interessi convergenti e che l’unica
strada da percorrere fosse quella della diplomazia e del compromesso.
Ma
l’accordo di pace (allora come ogggi) scatena fanatismi e proteste da ambo le
parti che, tuttavia non riescono a far crollare quanto il dialogo aveva
costruito.
I
francescani svolgono da allora un importante ruolo di mediazione e
diplomazia dal basso in quanto Custodi dello Status Quo, una serie
di consuetudini nate nel 1852, che consente alla Chiesa Cattolica latina di
gestire i santuari del Santo Sepolcro a Gerusalemme, della Basilica
della Natività a Betlemme e della Basilica dell’Annunciazione a Nazaret
coordinando la convivenza con altre confessioni che in quei luoghi coesistono:
copti, greci ortodossi, armeni, siriani che convivono alla luce delle regole
dello Status Quo, consuetudini nate durante l’Impero Ottomano con
l’obiettivo di evitare conflitti e oggi impegnate nella costruzione ponti
con le autorità palestinesi e israeliane anche attraverso la gestione delle
Scuole di terra Santa, frequentate da cristiani e musulmani.
L’impegno
per la pace e il dialogo ecumenico avviata da Francesco d’Assisi è prova dell’importanzadel dialogo anche nei momenti più duri della storia. Un impegno che, oggi siamo
ancora una volta chiamati a rinnovare e a custodire.
3
ottobre 2026
[1] Damietta
aveva per i cristiani una posizione cruciale per il controllo del Nilo in
quanto conduceva direttamente al Cairo, il cuore economico dell’Egitto. Il
controllo del porto di Damietta avrebbe inoltre consentito ai crociati di
ricevere direttamente merce e mezzi dall’Europa.




