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sabato 3 ottobre 2026

Francesco, santo del dialogo interreligioso e della pace

 



Di Chiara Madaro

Si approssima la solennità civile del 4 ottobre dedicata al Patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi.

La ricorrenza che ha ufficialmente inizio nel 1939 su iniziativa di Papa Pio XII è riconosciuta dalla legge 4 marzo 1958, n. 132.

Francesco d’Assisi è un personaggio caro anche ai non credenti per la sua accesa spiritualità e per l’intenso lavoro a favore della pace. Le fruttuose conseguenze della sua opera si compiono ancora oggi.

Vissuto al tempo delle Crociate, violenti conflitti tra cristiani e musulmani che hanno insanguinato per circa 200 anni il Medio Oriente, il Santo di Assisi viene ricordato attraverso molti episodi. Tra le iniziative di maggior rilievo si ricorda il viaggio compiuto insieme a Frate Illuminato nel 1219 con il permesso del legato pontificio nel bel mezzo della Quinta Crociata. Francesco attraversa Damietta in Egitto e incontra il sultano al-Malik al-Kāmil, nipote del Saladino con l’obiettivo di instaurare il dialogo e terminare le ostilità tra cristiani e musulmani.   

Catturato dai saraceni chiede di essere condotto dal Sultano, uomo colto e curioso. Dopo alcuni giorni di dialoghi intensi in tema di pace e fede, tra i due nasce un profondo sentimento di reciproco rispetto che condurrà il sovrano a concedere ai francescani il permesso di rimanere nei Luoghi Santi come custodi, un compito che conservano ancora oggi e noto come la Custodia di Terra Santa.   

Il ruolo dei francescani viene riconosciuto e accettato nel mondo musulmano e Francesco decide di inserire nella Regola anche delle indicazioni sulla postura che i frati dovevano assumere tra i musulmani. Ad esempio era necessario dichiarare apertamente di essere cristiani ed evitare ogni forma di lite o contrasto[1].

L’iniziativa di Francesco dimostra che il dialogo interreligioso e il rispetto tra culti e culture diverse rappresentano l’unica via sensata per proseguire insieme, in pace ma dimostra anche l’importanza di governanti colti, capaci di ascoltare, ricevere, trovare vie alternative alle armi per risolvere conflitti annosi e porre fine ai massacri.

La Quinta crociata si combatte in Egitto, cuore politico del potere del Sultano che viveva al Cairo, malgrado l’obiettivo dei crociati fosse sempre stata la riconquista di Gerusalemme, persa dai cristiani nel 1187 insieme a gran parte della Terra Santa durante la battaglia di Hattin a causa del Saladino.   

Gerusalemme è storicamente contesa tra le tre religioni monoteiste in quanto ha un valore sacro per tutte le tre religioni abramitiche, anche per i musulmani, essendo considerata la terza città santa dell’Islam dopo La Mecca e Medina. Per il Sultano, mantenere il controllo delle città sante significava anche mantenere il dominio politico sul suo impero. Ma si trattava anche di territori fondamentali per controllare le rotte commerciali ed evitare che i regni cristiani potessero usare le coste della Palestina per sferrare un attacco avendo delle basi in Medio Oriente.


Ma l’iniziativa di Francesco apre una stagione di dialogo e confronto che porterà il Sultano a cedere Gerusalemme il 18 febbraio 1229 con il Trattato di Giaffa che chiuderà la Sesta Crociata in maniera pacifica. Il Sultano al-Malik al-Kāmil cede, quindi, Gerusalemme a Federico II. Uomini di raro spessore culturale per l’epoca e profonda conoscenza filosofica, matematica e astronomica, entrambe si rendono conto di avere interessi convergenti e che l’unica strada da percorrere fosse quella della diplomazia e del compromesso.

Cosa avevano in comune i due sovrani? Entrambe si trovavano ad affrontare le Crociate ma anche conflitti interni (Federico era stato scomunicato dal Papa Gregorio IX per i ritardi nell’avvio della sesta Crociata e minacciava di invadere i suoi territori) per cui risolvono accordandosi sulla restituzione di Gerusalemme, di Betlemme e di Nazaret ai cristiani insieme ad una lingua di terra che apriva un varco fino alla costa. Contemporaneamente i musulmani mantengono il controllo sulla Spianata delle Moschee e viene loro garantito diritto di culto e pellegrinaggio mentre le aree vengono smilitarizzate per una pace che doveva durare 10 anni e 5 mesi tra gli imperi.    

Ma l’accordo di pace (allora come ogggi) scatena fanatismi e proteste da ambo le parti che, tuttavia non riescono a far crollare quanto il dialogo aveva costruito.

I francescani svolgono da allora un importante ruolo di mediazione e diplomazia dal basso in quanto Custodi dello Status Quo, una serie di consuetudini nate nel 1852, che consente alla Chiesa Cattolica latina di gestire i santuari del Santo Sepolcro a Gerusalemme, della Basilica della Natività a Betlemme e della Basilica dell’Annunciazione a Nazaret coordinando la convivenza con altre confessioni che in quei luoghi coesistono: copti, greci ortodossi, armeni, siriani che convivono alla luce delle regole dello Status Quo, consuetudini nate durante l’Impero Ottomano con l’obiettivo di evitare conflitti e oggi impegnate nella costruzione ponti con le autorità palestinesi e israeliane anche attraverso la gestione delle Scuole di terra Santa, frequentate da cristiani e musulmani.

L’impegno per la pace e il dialogo ecumenico avviata da Francesco d’Assisi è prova dell’importanzadel dialogo anche nei momenti più duri della storia. Un impegno che, oggi siamo ancora una volta chiamati a rinnovare e a custodire.

 

3 ottobre 2026



[1] Damietta aveva per i cristiani una posizione cruciale per il controllo del Nilo in quanto conduceva direttamente al Cairo, il cuore economico dell’Egitto. Il controllo del porto di Damietta avrebbe inoltre consentito ai crociati di ricevere direttamente merce e mezzi dall’Europa.