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giovedì 27 agosto 2026

In principio, il socialismo. I profughi ebrei in Salento, la Dichiarazione di Balfour, i volti del sionismo.

 




Fa impressione la deriva stragista, l’odio cieco, il nazionalismo eliminazionista che caratterizza la politica di Israele oggi. Fa impressione l’impotenza e l’inattività della diplomazia internazionale.

Eppure non è sempre stato così.

Lo Stato di Israele nasce ufficialmente il 14 maggio del 1948, quando David Ben Gurion, primo Primo Ministro di Israele, legge la Dichiarazione di Indipendenza che sancisce la fine del mandato britannico sulla Palestina: dalla mezzanotte di quello stesso giorno nasce Israele.

Ma la massiccia presenza degli ebrei in Palestina e le aspirazioni sioniste iniziano ben prima, il 2 novembre 1917 con la Dichiarazione di Balfour, un documento, una lettera, inviata dal Segretario agli esteri britannico Arthur Balfour a Lord Walter Rothshild, la figura di riferimento per la comunità ebraica britannica e del movimento sionista.

Nel testo Balfour dichiarava il pieno favore britannico rispetto alla creazione in Palestina di un ‘focolare nazionale per il popolo ebraico’ e si impegnava a facilitare la realizzazione di questo progetto specificando che non sarebbe stato fatto nulla per pregiudicare i diritti civili e religiosi delle popolazioni arabe che abitavano l’area né lo status degli ebrei presenti in altri paesi.

Nel 1922 questa lettera andrà ad integrare il Mandato britannico della Palestina, un compito assegnato dalla Società delle Nazioni, la versione primordiale delle Nazioni Unite. Questa investitura internazionale favorì le prime ondate migratorie degli ebrei in Palestina[1].

Siamo in un momento storico in cui prevale un atteggiamento coloniale da parte delle nazioni più forti e vige il sistema dei Mandati avviato dopo la Prima guerra mondiale[2]. In particolare l’Art. 22 del Patto della Società delle Nazioni del 1919 stabilisce che le ex province dell’Impero ottomano erano classificabili come Classe A. Ai territori di Classe A in sostanza era riconosciuta indipendenza ma si considerava che necessitassero ancora dell’assistenza di una potenza tutelare almeno fino al momento in cui non sarebbero stati in grado di reggersi da soli. Era convinzione di Francia e Gran Bretagna, infatti, che le regioni mediorientali non fossero strutturate in modo da costruire strutture sociali, politiche e burocratiche moderne, assimilabili a quelle occidentali[3]. 

Ma, ovviamente, l’idea di tutelare le popolazioni locali era funzionale anche alla necessità di Londra di controllare il Mediterraneo e il Canale di Suez, fondamentale per i commerci britannici con le Indie e il controllo sul petrolio iracheno.

La decisione provocò, come è facile immaginare, la reazione delle popolazioni arabe e una situazione di conflittualità per cui nel 1939 Londra emana il Libro Bianco che limita fortemente la possibilità di acquistare terre in Palestina da parte della comunità ebraica.

Ma durante la seconda guerra, l’inasprimento e la violenza indiscriminata delle politiche contro gli ebrei in molti paesi europei genera oltre 250mila profughi alla fine del conflitto[4]. Ben presto la situazione diventa talmente ingestibile che già nel 1947 il Regno Unito rimette il mandato alle Nazioni Unite. Si vota, quindi, per il Piano di partizione con la Risoluzione 181 che consentirà ai britannici di ritirarsi già nel maggio 1948 in coincidenza con la proclamazione dello Stato di Israele.

E nasce il fenomeno dell’Aliyah Bet, l’immigrazione clandestina degli ebrei verso la Palestina.

E' a questo punto della storia che entrano in gioco le coste pugliesi, dove furono allestiti un certo numero di campi profughi: 34 a Santa Maria al Bagno, a Nardò, 35 a Santa Maria di Leuca, 36 a Santa Cesarea Terme e 39 a Tricase porto[5].

Questi Campi, noti come Displaced Persons Camps o DP Camps erano organizzati sotto la gestione dell’UNRRA[6] e di organizzazioni ebraiche come la Joint e la Brigata Ebraica che confiscarono molte ville per trasformarle in alloggi di transito[7]. Bari e Brindisi, poi, costituivano importanti snodi portuali anche se l’immigrazione clandestina avveniva, come oggi, su piccole imbarcazioni[8].

Da queste sponde passa anche David Ben Gurion, il principale architetto dello Stato ebraico e suo primo Primo Ministro, allo scopo di controllare personalmente i campi e portare sostegno ai profughi[9].

Ben Gurion era nato in Polonia e la sua Aliya, la sua migrazione in Palestina, avvenne già nel 1906, quando l’impero ottomano era ancora in vita.

Qual era il suo orientamento politico ed ideologico? Quello prevalente fino agli ’60: egli era un sionista laburista o socialista e fondamentalmente univa posizioni marxiste al nazionalismo ebraico. Il sionismo nasce come un movimento politico e ideologico alla fine del 19° secolo con l’obiettivo di difendere e creare uno stato ebraico autonomo nella terra storica di Israele, la Palestina. Il termine deriva da Sion, uno dei colli di Gerusalemme.

Il primo Congresso sionista ha luogo nel 1897 a Basilea in risposta all’antisemitismo che già avanzava in Europa. Il senso di insicurezza che governava il popolo ebraico condusse gli ebrei a convincersi di non essere solo una comunità religiosa ma anche una nazione dotata, quindi, del diritto ad autodeterminarsi. 

Ma il movimento sionista non è mai stato monoblocco. Esistevano varie correnti.

Il sionismo politico propugnato da Theodor Herzl[10] immaginava che prima di una immigrazione di massa si sarebbe dovuto realizzare un riconoscimento diplomatico nel diritto internazionale.

Il sionismo laburista di Ben Gurion, al contrario, pensava che lo stato di Israele andasse costruito sul campo, cioè iniziando l’immigrazione e creando comunità agricole collettive, i kibbutz.

Il sionismo revisionista di Ze’ev Jabotinsky[11] era più intransigente e militarista. E’ da questa posizione che deriva la attuale destra israeliana al governo.

Infine il sionismo religioso faceva confluire la fede ortodossa nell’ideologia politica: chi aderiva a questa posizione credeva che tornare in Terra Santa avesse un potere redentore.

Prevale, come si è detto, la posizione laburista di Ben Gurion fino al 1977, quando avanza la opposta visione militarista di Jabotinsky.

Cosa era avvenuto nel frattempo? Nel giugno 1967 scoppia la Guerra dei Sei Giorni, con l’occupazione di Gaza e della Cisgiordania, di Gerusalemme est e delle Alture del Golan da parte di Israele. La guerra fu l’esito di una serie di tensioni che si erano scatenate tra gli israeliani e gli Stati arabi. Le tensioni culminano con un attacco preventivo di Israele contro le basi aeree egiziane che rispondono chiudendo lo Stretto di Tiran, fondamentale per il controllo del petrolio. Il presidente egiziano Nasser, inoltre, chiede alle truppe di pace delle Nazioni Unite stanziate sul Sinai dal 1956 di lasciare la zona.

A questo punto un accordo congiunto di Egitto, Giordania e Siria si propone di distruggere lo Stato di Israele, una decisione conseguente a informazioni errate ricevute dalla Russia secondo cui Israele si preparava ad un attacco alla Siria.

Israele, sentendosi accerchiato, ancora una volta sferra un attacco preventivo con l’Operazione Focus distruggendo le forze aeree egiziane. In breve Israele conquista la Penisola del Sinai, la Striscia di Gaza, la Cisgiordania, Gerusalemme est e le alture del Golan.

Nel 1977 avviene, quindi, la svolta: il Likud, partito di estrema destra, vince le elezioni ponendo fine al governo delle sinistre e conducendo Israele verso posizioni sempre più militariste e intransigenti.

Una ulteriore sconfitta per le sinistre, favorevoli alla politica dei ‘due popoli, due Stati’ avviene nei primi anni 2000 con il fallimento degli Accordi di Oslo[12] degli anni ’90 e la seconda Intifada.

Il sionismo ha finito, oggi, per diventare sinonimo di colonialismo oppressivo e pulizia etnica denunciato dagli stessi ebrei che vivono dentro e fuori Israele, anche se rappresentano una minoranza[13].

Tra il 13 e il 15 giugno 2025 Vienna ha ospitato il Primo Congresso Ebraico Antisionista con la folta partecipazione di accademici, intellettuali, sopravvissuti all’Olocausto che hanno inteso ancora una volta distinguere l’ebraismo dal sionismo e condannando l’uso di ogni riferimento all’ebraismo a giustificazione delle violenze militariste del governo di Israele[14].

“In quanto ebrei antisionisti e alleati, siamo al fianco di tutti i palestinesi – in Palestina e in esilio – contro il sionismo e i suoi crimini, tra cui il genocidio, l'apartheid, la pulizia etnica e l'occupazione. Affermiamo il diritto dei popoli sotto occupazione di resistere con ogni mezzo[15] , come riconosciuto da diverse disposizioni delle Nazioni Unite - si legge nella Dichiarazione - Condanniamo senza riserve tutti i crimini di guerra commessi da Israele dal 7 ottobre 2023, tra cui la pulizia etnica, l'apartheid militarizzato, l'urbicidio, lo scolasticidio, il medicidio, la fame di massa come strumento di espulsione forzata di oltre due milioni di abitanti di Gaza, nonché il genocidio in corso di centinaia di migliaia di persone, uno dei peggiori crimini di guerra del nostro tempo. Questi atti sono già stati riconosciuti come tali dalla Corte penale internazionale e dalla Corte internazionale di giustizia, sebbene lo Stato di Israele abbia respinto categoricamente le richieste di entrambe le corti”. E si legge ancora: “Nessuno di questi crimini di guerra e crimini contro l'umanità avrebbe potuto essere perpetrato o perpetuato senza il sostegno attivo ed entusiasta delle potenze occidentali – attraverso aiuti militari, finanziamenti e copertura politica e diplomatica – guidate da Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda”[16].

I crimini del sionismo militarista, dunque, non definiscono tutto il popolo ebraico. 

E’ un punto da cui partire per combattere quella sensazione di profondo disagio che coglie chi ha sempre difeso il diritto del popolo ebraico a vivere in pace ma al tempo stesso non ritiene in alcun modo giustificabile il vortice di violenza innescata contro inermi popolazioni arabe palestinesi.

 

Chiara Madaro, 26 agosto 2026


Per approfondimenti:


https://pangea-ecosservatorio.blogspot.com/2019/08/antisiniosmo-vs-antisemitismo.html


https://pangea-ecosservatorio.blogspot.com/2019/08/arafat-i-conti-svizzeri-la-corruzione.html


https://pangea-ecosservatorio.blogspot.com/2019/08/il-petrolio-del-golan-usa-israele-siria.html




[1] Interactive Encyclopedia of the Palestine Question, ‘Balfour Declaration, 2 November 1917, in:  https://www.palquest.org/en/highlight/157/balfour-declaration-2-november-1917

[3] Quincy Wright, ‘Legal aspects of the Middle East situation’, Law and Contemporary Problems, Vol. 33, No. 1, The Middle East Crisis: Test of International Law (Winter, 1968), pp. 5-31, Published by: Duke University School of Law Stable URL: http://www.jstor.org/stable/1190839 . In: https://www.sci-hub.box/10.2307/1190839

[4] https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/refugees

[5] Cammino del Salento, ‘Salento luogo di accoglienza per ebrei sopravvissuti all’Olocausto’, 27 gennaio 2021, in: https://www.camminodelsalento.it/salento-luogo-di-accoglienza-per-gli-ebrei-sopravvissuti-allolocausto/

[6] UNRRA o United Nations Relief and Rehabilitation Administration — Amministrazione delle Nazioni Unite per il Soccorso e la Ricostruzione) è stata un'organizzazione internazionale fondata il 9 novembre 1943 da 44 nazioni alleate durante la Seconda Guerra Mondiale.

[7] Holocaust Encyclopedia, ‘Santa Maria di Leuca displaced person camps’, in: https://www.camminodelsalento.it/salento-luogo-di-accoglienza-per-gli-ebrei-sopravvissuti-allolocausto/

[9] Paolo Pisacane, ‘Santa maria al Bagno e gli ebrei, tra 1944 e 1945’, Fondazione Terra d’Otranto, 27 gennaio 2012,  in: https://www.fondazioneterradotranto.it/2012/01/27/santa-maria-al-bagno-e-gli-ebrei-tra-1944-e-1945/

[10] Theodor Herzl è stato un giornalista  e attivista politico austro-ungherese. La sua attività di cronista gli aveva permesso di testimoniare il diffuso sentimento antisemita durante il caso Dreyfus.

[11] Ze’ev Vladimir Jabotinsky è stato un leader sionista nato ad Odessa, in Ucraina. La sua visione militarista del sionismo ha ispirato il partito Likud.

[12] Gli Accordi di Oslo, sono un processo di pace avvenuto negli anni ’90 con l’obiettivo di trovare un compromesso nelle tensioni israelo-palestinesi. L’OLP, Organizzazione per la Liberazione della Palestina, risconosce lo Stato di Israele e rinuncia alla violenza mentre Israele riconosce l’OLP come unico rappresentante del popolo palestinese. Nel 1993 dopo lunghi incontri segreti viene firmato a Washington la Dichiarazione dei Principi che prevedeva il progressivo ritiro di Israele da Gaza e Cisgiordania e la nascita dell’ANP, Autorità Nazionale Palestinese. Gli accordo proseguono nel 1995 con Oslo II, firmato a Taba in Egitto. Qui viene decisa la divisione dei territori della Cisgiordania in 3 aree, la Zona A, a totale controllo dell’ANP, la Zona B, dive il controllo civile è dell’ANP e la sicurezza è sotto controllo congiunto, la Zona C, controllata da Israele. Rimanevano in sospeso alcune questioni spinose come lo status di Gerusalemme, rivendicata da entrambe le parti, il destino dei rifugiati palestinesi e il diritto al ritorno nella propria terra, il futuro delle colonie ebraiche di Gaza e Cisgiordania. Per incoraggiare il processo nel 1994 fu assegnato il Nobel per la Pace ai protagonisti Yitzahak Rabin, Shimon Peres e Yasser Arafat. Nel 1995 Yitzahak Rabin viene ucciso da un estremista ebreo mentre sul fronte palestinese hamas e la Jihad Islamica organizzano attentati per far fallire gli accordi. Nel 2000 un ulteriore tentativo di salvataggio del lavoro svolto, a Camp David, non ottiene esito positivo, poco dopo scoppia la Seconda Intifada e gli accordi di Oslo rimangono ad oggi congelati.

[13] Jura Gentium, ‘From the Ottoman Empire to Israel’s birth and expansion’, in: https://www.juragentium.org/topics/palestin/doc01/index.htm

[14] Anti-zionist Congress, Delaration of the Jewish Anti-Zionist Congress, Vienna, 13.15 June 2025, in:  https://www.juedisch-antizionistisch.at/en/declaration

[15] Shahd Hammouri, Law for Palestine, ‘The Palestinian people have the right of resistance by all means consistent with the principles of the UN Charter’, 8 ottobre 2023, in: https://law4palestine.org/the-palestinian-people-have-the-right-to-resistance-by-all-means-available-at-their-disposal-dr-shahd-hammouri/